Capitolo 3

“C’è chi costruisce una carriera sul dolore altrui e riesce tuttavia a non vergognarsene.”

Il sorriso sarcastico di Bonetti non lasciava presagire niente di buono. Decisamente non era dell’umore adatto per aiutare nessuno, né si sentiva disposto ad ascoltare tortuose bugie: Lo stato d’animo meno adatto per incontrare, in quelle circostanze, Adolfo Rinaldi.

Questi era uno dei nomi più noti della “Bologna bene” e al tempo stesso un cupo presagio per gli imprenditori indipendenti che osavano intralciare l’avanzata della “holding rinaldi”. Più di uno tra loro si era ritrovato sul lastrico senza avere nemmeno la possibilità di vendere tutto e ritirarsi a vita privata. L’uomo famelico ora lo attendeva in un elegante salotto perfettamente in tinta con la sua cravatta. Anche se era seduto dando le spalle alla porta, Bonetti lo riconobbe subito: I suo i capelli color piombo ricordavano la pinna di uno squalo.

“Si accomodi, prego”

Le parole sembravano gentili, ma il tono di voce tradiva un’attitudine al comando che non gli piacque affatto. Si disse che comunque poteva essere semplicemente questione di… gelosia? Gli seccava ammetterlo, ma forse non era davvero così pronto per quel lavoro.

Bonetti sospirò e si avvicinò ad una delle avvolgenti poltrone damascate aggirando il ripiano di cristallo che poggiava su quella che sembrava essere roccia viva. Sul ripiano, un vassoio d’argento ed un servizio da thè. Le tazze erano già state riempite.

“Lei capisce bene che questa non è una situazione ordinaria, quindi mi permetto di saltare i preamboli da buon padrone di casa. Si serva e cerchiamo di venire al dunque”

Bonetti non scelse né latte né limone. Si limitò a sfiorare la tazza con la mano, poi cambiò idea e tirò fuori un blocchetto ed una penna: Sarebbe sembrato un cameriere sfacciato sedutosi in attesa dell’ordinazione del facoltoso cliente.

“Parliamone”

Rinaldi rimase perplesso solo per un istante dal tono dell’interlocutore ma passò subito con decisione all’esposizione della questione.

“Da circa quattro mesi vivo sotto scorta. Una serie di minacce ha convinto le forze dell’ordine del fatto che fosse il caso di proteggere la mia persona. Ciononostante non si pensava che potessero esserci reali pericoli, quindi la mia abitazione non è stata sorvegliata, e neppure la mia famiglia…”

Una sensazione sgradevole, una nuvola di malessere cominciò ad addensarsi nello stomaco di Bonetti: una nuvola chiamata preoccupazione. Nella mano aveva ancora il taccuino, ma non scrisse nulla.

“Vada avanti”

“Questa notte qualche malintenzionato si è introdotto in casa. Cercava me, ma io non ero… in città. Se fossi stato qui la mia guardia del corpo sarebbe intervenuta ma, come le ho già detto, la casa non è sorvegliata in mia assenza. La signorina Russo è stata ferita ed Emilia è stata rapita…”

Fino a quel momento Laura era rimasta in un angolo della stanza senza muovere un solo muscolo: Un’autentica moglie trofeo esposta come una statua antica nella stanza per il ricevimento degli ospiti. Sentendo il nome della figlia, però, le sue difese cedettero per un istante e non riuscì a trattenere un singhiozzo, uno soltanto, prima di tornare ad essere la signora di sempre.

“Emilia” pensò Bonetti e, giusto per avere qualcosa da fare e non sentirsi costretto a dire qualcosa scarabocchiò quel nome su una pagina bianca, come se fosse il titolo di una poesia ancora da scrivere.

Le nuvole non accennavano a diradarsi…

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La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare… (Jorge Luis Borges)

…vale a dire che, dopo aver parlato del “scegliete la vita” di trainspotting, mi è capitato oggi di andare ad una cerimonia funebre.

Curiosamente, 8 giorni fa mentre acquistavo un nuovo abito scuro ho pensato (con l’ironia cinica che mi rende famoso) “ecco, se dovesse capitare un funerale sarei a posto con l’abito”. Se l’avessi saputo forse mi sarei evitato questa frase.

I funerali sono un rito, ci si va per fare il proprio dovere, per dare il proprio sostegno (ma quale, poi?), per far vedere che “si è presenti”.

Si va perché si voleva bene al defunto, oppure perché si amano le persone che soffrono per la perdita. Oggi non so bene perché sono andato: Non conoscevo la persona defunta e non posso dire di conoscere particolarmente i suoi amici e i suoi parenti, eppure c’era qualcosa che mi spingeva ad andare. Ho indossato l’abito scuro, una camicia immacolata, una cravatta nuova e ho nascosto gli occhi dietro agli occhiali da sole. Non voglio essere giudicato per quello che i miei occhi esprimono, voglio poter piangere o ridere liberamente.

A proposito del “riso”, ammetto di avere un problemino di natura nervosa (?) che colpisce implacabile ai funerali: Vengo immancabilmente colto da ilarità incontenibile e devo fare di tutto per non mettermi a ridere, non so bene perché. In quei momenti tutto diventa irresistibilmente buffo e io colleziono brutte figure (sociopatia amica mia…).

Quando sarà il momento del mio funerale vorrei persone non troppo tristi, persone che sanno quanto a me piaccia ridere e che mi rendano omaggio facendolo. Magari si potrebbe suonare “everybody’s got something to hide except me and my monkey”, giusto per mostrare quanto poco seriamente prenderò la mia dipartita, o “la marcia del camposanto” di Capossela… Qualunque cosa pur di dissacrare quel momento!

Con questo… continuo a stupirmi di quanta comunicazione è presente in un abbraccio, in uno sguardo, in un sorriso. Spero che non manchino mai, queste cose, a nessuno. Possano abbondare nella vita di coloro che affrontano una perdita…

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Scegliete la vita?!?

Choose life; choose a job; choose a career; choose a family; choose a fucking big television, choose washing machines, cars, compact disk players and electrical tin openers; Choose good health, low cholesterol and dental insurance; choose fixed-interest mortgage repayments; choose a starter home; choose your friends; Choose leisurewear and matching luggage; Choose a three-piece suite on hire purchase in a range of fucking fabrics; choose DIY and wondering who the fuck you are on sunday morning; choose sitting on the couch watching mind numbing, spirit-crushing game shows, stuffing junk food into your mouth; choose rotting away at the end of it all, pishing your last in amiserable home nothing more than an embarassement to the selfish, fucked-up brats you spawned to replace yourself; choose your future; choose life. But why would i want to do a thing like that? I chose not to choose life: I chose something else. And the reasons? There are no reasons. Who needs reasons when you’ve got heroin?

 

(mark renton)

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Capitolo 2

CAPITOLO 2
Se avesse avuto un cappello probabilmente l’avrebbe tolto e se lo sarebbe portato al petto in segno di rispetto.
La stanza era completamente a soqquadro, oggetti di ogni sorta erano sparsi sul pavimento e le tende, un tempo semplicemente rosa, erano macchiate da gocce allungate come lacrime. Dalla macchia di sangue versato sul pavimento si diramavano tetri canali di scolo lungo gli interstizi tra le piastrelle chiare del pavimento. Non era poi così tanto, ma era davvero impressionante. Al centro della stanza, la sagoma bianca di un corpo, un corpo che però mancava. Aveva immaginato che qualcosa di terribile fosse successo, certo, ma questo andava ben al di là delle sue aspettative. Possibile che quella donna fosse così forte da non esserne completamente annichilita? Forse, suppose, era da tempo abituata a celare ciò che sentiva… e qui preferì smettere di pensare, non poteva ancora permetterselo. Si guardò attorno in cerca del “dettaglio”, quello che i grandi detective trovano sempre… Niente, niente da fare. Vedeva solo confusione, e pensò che ci sarebbero volute ore per capirci qualcosa. Apparentemente nessun indizio lasciato lì in bella mostra.

“Il corpo è stato rimosso e i rilevamenti sono stati completati nella mattinata” disse lei, con un tono imbarazzato, quasi di scusa. Lo sguardo di Bonetti vagò per la stanza, fissandosi poi sul volto di lei con aria interrogativa. Ancora non gli era chiaro il motivo per cui si trovava lì.

Tra rapimento e omicidio la differenza sembrava netta, non si aspettava certo di ritrovarsi in mezzo a tutto quel sangue. Inoltre aveva una teoria tutta sua, riguardo ai rapimenti, e sapeva che nella maggior parte dei casi le sparizioni sono più che altro delle banali fughe, una qualche specie di “richiesta d’aiuto e attenzione o qualcos’altro”, roba psicologica. Rapimento, sparizione, fuga: si era aspettato una vicenda di quelle che si risolvono da sole e ti fanno fare bella figura. Bastava far la faccia cattiva, le compagne di scuola si lasciavano inevitabilmente scappare una mezza parola ed entro l’ora di cena la piccola fuggitiva era recuperata. Massimo risultato, minimo dispendio di energie e di capacità (e di entrambe si sentiva in debito).

“Un… omicidio?” Sentì che aveva voglia di fumare, poi pensò che i veri detective non fanno domande idiote, e non fumano sul luogo di un delitto, infine si ricordò del fatto che comunque
lui non era un vero detective e che ormai i rilevamenti erano stati fatti. Tirò fuori il pacchetto dalla tasca e si accorse che ne restava soltanto una. Meglio conservarla…

“No, o meglio, sì e no.” Forse neppure lei era poi così tanto padrona della situazione, eppure si riprese subito.

“Non ti avrei chiamato, per un omicidio. Degli omicidi se ne occupa la polizia. E anche dei rapimenti.” Aveva anche quel tono da maestrina scocciata. Quel tono che lo faceva sentire ancora più sciocco. Decisamente non ne aveva bisogno, eppure dovette ammettere che non ci capiva più niente!

“L’omicidio c’è stato, e c’è stato anche un rapimento. Tu mi servirai, ma non ti sto chiedendo di “risolvere” niente. Semplicemente mi serve un’uomo che si sappia muovere quando sarà necessario. Seguimi.”

La donna si voltò rapidamente e, uscita dalla stanza, attraversò il corridoio meravigliosamente in ordine, una perfetta simulazione di normalità. Bonetti alzò le spalle. Se non era possibile capire, allora era l’uomo perfetto. Lui era da tutta una vita che non capiva… Si incamminò pure lui, riconsiderando l’ipotesi di fumarsi quella sigaretta.

 

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…venne l’acqua, venne il silenzio…

Questo è il risultato, per ora. Non escludo future modifiche, ma anche no...


Prima di tutto arrivarono i passi            
che affondavano in mezzo alla sabbia
e sassi e pietre in attesa paziente
dell'inseguitore che li sorpassava.

Dunque l'esilio, involontario,               
sotto lo sguardo di un sole arancione
ed un divario che può spaventare
il cacciatore partito in ritardo.

Un uomo non è altro che una traccia          
finché è inseguito attraverso un deserto
continua la caccia, nessun cedimento
e non importa se è stanco o ferito.

Venne il cielo di notte, differente           
da quello spietato e soffocante,
lontano parente di quello celeste
riflesso nell'occhio blu spiritato

sonno irreale, ovattato e distante
le mani e le gambe avviluppate.
nessuna coperta sarà sufficiente
a riscaldare speranze sprecate
e sentimenti come ossa spezzate
in un corpo sollevato solamente
da muscoli tesi, da strane impressioni,
identità e volontà vacillanti.

coperto da stelle, come candele
vennero il vento asciutto e la fame.
nuvole strane a deridere il viaggio
l'occhio agguerrito si fece più spento

e prevedibile, piaga temuta,
venne la sete afferrando la gola
rimasta muta e senza scusanti
in mezzo a quelle distese inviolate

sete che asciuga la bocca e lo sguardo
neanche una lacrima per misurare
quella distesa che si va allungando
tutto un deserto da attraversare
e sentimenti come ossa spezzate
in un corpo teso solamente
da muscoli stanchi e da strane impressioni
identità e volontà vacillanti

e venne l'acqua, occhi di mare
come un'amica sparita da tempo
in un orizzonte troppo antico
e troppo lontano da ricordare

attraverso uno specchio di gocce
così disperate e così tanto attese
vane minacce riuscirono infine
a giungere a chi le aveva ispirate

fu un fronteggiare il proprio destino.
strana vendetta di torti indistinti
vago il motivo, strano il duello,
dalle pistole una doppia saetta 

venne il silenzio a interrompere il giorno
le loro ossa trovarono pace
e tutto attorno soltanto la sabbia
intrisa di sangue, si fece più rossa.

sonno irreale, ovattato e distante
le mani e le gambe avviluppate
nessuna coperta sarà sufficiente
a riscaldare speranze sprecate
e sentimenti come ossa spezzate
in un corpo sollevato solamente
da muscoli tesi da strane impressioni
identità e volontà vacillanti...
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Acqua, orizzonti, sparizioni, musica.

…e venne l’acqua occhi di mare, come un’amica sparita in un orizzonte troppo antico per ricordare…


Su queste parole sto costruendo la mia ultima canzone. Non so bene come mi siano venute in mente, non so bene dove porteranno. La canzone è quasi finita, l’orizzonte non è poi così lontano… niente, in realtà, è troppo lontano tranne ciò che allontaniamo volontariamente.

Finita questa mi rimetterò a scrivere, ho alcuni racconti in cantiere…


p.s. non c’entra molto con tutta questa saggezza posata, ma oggi mi sento Harder Better Faster Stronger… Siate felici. Io, più o meno, lo sono.

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Una cosa divertente che non farò mai più…

Già al momento di sedersi fu chiaro che il sistema "castale" non era un’esclusiva dei religiosi induisti: I vari componenti del gruppo allargato si mossero attorno ai divanetti verde acido studiando con ostentata noncuranza i movimenti altrui. Solo i più sicuri di sé ebbero finalmente il coraggio di spezzare la leggera tensione prendendo posto per primi. Seguirono, in meno di un minuto, tutti gli altri che si disposero a raggiera intorno ai leader naturali.

Alessio non riuscì a non pensare alla "disposizione a spirale incrociata", che avrebbe permesso di ottimizzare gli spazi, permettendo di ridurre la distanza media tra tutti i componenti del gruppo. Inutile aggiungere che lui stesso si trovava in una posizione decisamente decentrata, chiaro sintomo di scarsissimo appeal sociale, pienamente meritato.

La disposizione animata da un andamento quasi matematico nella sua prevedibilità fu inaspettatamente turbata dalla scelta di una coppia di ragazze decisamente molto avvenenti che scelsero di sedersi ad un solo metro di distanza, proprio davanti a lui. Chiaramente "solo un metro" era in questo caso sinonimo di "a una distanza completamente incolmabile" perché, sebbene la situazione potesse sembrare strategicamente vantaggiosa, Alessio sapeva perfettamente che se le ragazze avevano scelto di sedersi fuori dalla cerchia principale, l’avevano fatto per evitare eventuali corteggiatori per quella serata.

"Nessun pericolo con me, ragazze" pensò.

Al suo fianco intanto era crollato pesantemente un enorme maiale accuratamente spettinato, il quale esibiva tronfio una maglietta che nelle intenzioni del creativo di turno doveva essere particolarmente spiritosa. Alessio scelse di non sbirciare il retro della t-shirt e non seppe mai come finiva la frase allusiva scritta sul petto in caratteri grezzi e luminosi. Se aveva la possibilità di decidere di non vedere, non poteva fare scelte simili con gli altri sensi. L’enorme neanderthaliano emanava infatti un penetrante afrore che non sembrava affatto "profumo di vittoria", sebbene fosse potenzialmente più dannoso del famoso napalm.

Alessio socchiuse gli occhi, sognò di essere altrove, cercò di escludere per qualche istante odori e rumori, tentando di restare solo con sé stesso. In effetti cambiò pochissimo: Solo con sé stesso lo era già da quando aveva accettato di uscire, chissà poi come gli era saltato in mente!

Cosa poteva salvare quella serata? C’erano state sensazioni piacevoli? Era riuscito a sentirsi, anche per un solo istante, "parte del tutto"? In un certo senso la risposta era chiaramente "no", eppure fu in quel momento che capì di essere effettivamente un componente di quell’aggregato sociale. Era colui che dava agli altri il riferimento, era l’unità di misura minima della partecipazione, dell’essere "adatto e desiderabile". Stava praticamente stabilendo il primato della "nullità", che avrebbe consentito agli altri di misurare se stessi e sentirsi comunque meglio di lui. Una sorta di capro espiatorio sociale che permetteva al resto del mondo di sentirsi meglio, un nobile titano che sosteneva quel mondo vuoto.

Alessio sorrise, riaprì gli occhi e spinto da un nuovo entusiasmo ordinò da bere, ignorato anche dal cameriere che si allontanò con le ordinazioni…

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